Nadine Byrne – Rituali futuri, futuro rituale

 

Ogni civiltà atavica ha vissuto o vive un rapporto di filiazione e consequenzialità da un racconto mitico. L’origine, l’età dell’oro, spesso felice e a-storica, determina l’ancoraggio di una comunità a un territorio. Il riferimento a una mitica Genesi permette alla comunità lì stanziata di percepire come legittimamente proprio una data porzione di spazio e, soprattutto, di ribadire tale legittimazione compiendo una ri-attualizzazione del mito stesso attraverso il rituale.

Il passaggio dalla dimensione mitica a quella storica sembra codificare la possibilità di ampliare tale territorio, implicando l’entrata in contatto con popolazioni e identità altre. I modelli sociali atavici – quelli occidentali e europei in primis – vivono questo passaggio come un momento fertile per la riaffermazione dell’identità attraverso l’inglobamento o la esclusione dei nuovi soggetti con cui si è entrati in contatto.

La coscienza storica, nei suoi tortuosi meandri, ha progressivamente eliminato il tempo del mito. Secoli di positivismo scientificizzante hanno sistematicamente depauperato la potenza legittimante della mitologia antica, generando un ibrido surrogato, delle mitologie laiche che potessero in egual modo definirne i valori.

IMG_2402Ma cosa è successo alla memoria mitica nella nostra contemporaneità? L’informatizzazione totalizzata che l’umanità contemporanea si trova a vivere non può che generare un sistema globale. Esso tende necessariamente a frantumarsi nel presente e ad abbandonare un’identità legata al passato. Una vera e propria individualizzazione dei destini: la creazione compulsiva di contemporaneità immediatamente bruciata produce l’esclusione di quei gruppi sociali intermedi che, quasi entità enzimatiche, generavano un sistema dialogico fra l’individuo e il tutto. Ci si ritrova da soli. I meta-racconti storici e le loro ideologie, ultimi eredi della dimensione mitica, crollano e inaugurano un sistema orizzontale. Un eccezionale farmaco ai totalitarismi, alle brutture e alle sclerotizzazioni della storia, si dirà. Ed è sicuramente stato così, ma cosa abbiamo perso per strada? La possibilità di produrre un tempo non-presente, un passato collettivo – necessariamente – eliminato.

Pare dunque chiaro come gli ultimi anni abbiano conosciuto un sistematico e affannato cambio di rotta. La produzione culturale contemporanea sembra spesso infatti cercare un allaccio a quella dimensione pre-logica della noesi, dell’intuizione e della collettività arcaica.

IMG_7026Il sogno, il sistema onirico, diventa unico vero momento dell’umanità contemporanea per sperimentare l’assenza di connessione. Essa, necessaria e inequivocabilmente attuale, è spesso causa di quella frantumazione temporale, di quell’eterno presente sclerotizzato e non sedimentabile che noi tutti sperimentiamo quotidianamente. Memories rise in images of dreams. La memoria, quella collettiva, a-storica e quindi mitica non può che generarsi per l’uomo contemporaneo nel contesto del sogno, in quanto ultimo e definitivo contesto di riflessione e autoanalisi.

Il rituale diventa quindi nel sistema contemporaneo un mezzo che, se pur conscio della sua natura ormai laica, depurata dai sistemi di credenza e ideologia, potrebbe nuovamente acquisire un ruolo centrale nella connessione fra i destini individualizzati e il bacino condiviso del sogno e del mito. Una reazione al bisogno d’identità, ma che sia anch’essa fluida e contemporanea, a-ideologica perché pre-logica e pre-moderna, arcaica e quindi, in definitiva, globale.

Un po’ come Euclide diede definizione del punto, si potrebbe in questa sede affermare che il sogno sia esso stesso puntiforme, pertanto non occupi spazio, eppure sia alla base della costruzione individuale di ognuno di noi. Poniamo che il mondo sia un tempo e il sogno uno spazio: solo così siamo ancora capaci di immaginare qualcosa di diverso e più antico rispetto all’omogeneizzazione storicistica mondiale, in atto dalXVI secolo.

IMG_7044E solo così possiamo davvero salvarci dalla cattura delle memorie che impongono i sistemi di trasmissione delle stesse. Nel momento esatto in cui gli uomini hanno iniziato a tramandare la propria storia attraverso la scrittura, allora il tempo ha iniziato a scorrere, cibandosi dei propri figli che l’uomo ha scelto di lasciare fuori dalla pagina. Si è smesso di vivere, danzare e cantare la storia per iniziare a scriverla. Racconti freschi di vita eterna sono divenuti fiori recisi tra le pagine di un libro.

Roberto Malaspina, Federica Adriani

 

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Every atavic civilization had lived or lives a relationship of parentage and consequentiality from a myth. The origin, the golden age, often happy and a-historical, determines the anchorage of a community to a territory. The reference to a mythical Genesis allows the community to perceive as legitimately own a given portion of space and, most of all, to reiterate that legitimacy using the re-enactment of the myth itself trough the ritual.

The passage from the mythic dimension to the historic one, seems to codify the possibility to amplify that territory, including the contact with other population and identities. The atavic social system – the occidental and European ones – lives that passage as a fertile moment for reaffirm the identity trough the incorporation or exclusion of the new entities with which they made contact. The historic consciousness, trough its tortuous maze, have progressively deleted the time of the myth. Centuries of scientific positivism have been systematically depleted the power of the ancient mythography, creating a hybrid surrogate, a sort of secular mythology that could express the same values.

What happened to our mythic memory? The complete computerisation the contemporary humanity is living generates a global system. This last tends to shatter into the present and abandons an identity linked to the past. An individualisation of destinies: the compulsive creation of immediately burned present time, produces the exclusion of all these intermediate social group that like enzymes, have generated a dialogical system between the individual and the community. One finds himself alone. The historical meta-narrations and their ideologies, – last heirs of the mythological dimension – collapse and inaugurate a horizontal system. An incredible medicine for the totalitarian asset and history degeneration, but what have we left behind? The possibility of produce a non-present time, a collective past is – necessarily – removed. It seems clear that the recent years have registered a systematic and labored change of course. The contemporary cultural production, seems to search a link to that pre-logic dimension of the noesis, the intuition and the archaic collectivity.

The dream becomes the only real moment for the contemporary humanity to experiment a moment of absence of connection. This last, necessary and unequivocally modern, it’s often cause of that eternal present, impossible to settle that we experience every day.   Memories rise in images of dream. Collective and non-historical memory is produced in the environment of the dream, as last context of reflection and self-analysis.

The ritual becomes a secular medium, free from belief and ideology, that can gain a central role in connecting the individualised destinies and the collective framework of the dream and the myth. A reaction to the need of identity, an identity that should be fluid and contemporary, a-ideological because pre-logic and pre-modern, archaic and, ultimately global.

As Ecluid defined the point in geometry , one could say that the dream is also punctiform, therefore it doesn’t take up a space. Let’s say that the world is a time and the dream a space: only in that sense we’re still capable of imagining something different and more ancient compared to the historical homogenisation, in place since XVI century.

That’s the only way to save ourselves from the memories capture imposed by the system of transmission of the same. At the exact moment mankind had started pass on its history using writing, time began to flow, feasting on its own children that mankind had left outside the page. They ceased to live, sing and dance history, to begin writing it. Tales full of fresh eternal life became cut flowers between the pages of a book.  

By Roberto Malaspina and Federica Adriani

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